mercoledì 19 agosto 2015

New York, l'America dei film

Ciao a tutti e benvenuti di nuovo nel blog, per un po’ non ho scritto, più o meno dai giorni prima della partenza, ma questo sarà un riassunto di tutto quello che è successo nell’ultima settimana circa.
Prima di tutto la preparazione dei bagagli e i giorni prima della partenza: ho vissuto molto bene gli ultimi giorni in Italia, ho salutato tutti ma senza fare nulla in particolare, ho semplicemente fatto ciò che mi andava come fossero normalissimi giorni di routine, godendomi il relax e tutto quello che l’estate comporta. Sono uscito, ho mangiato fuori, mi sono svegliato tardi la mattina e mi sono divertito. Tutto questo fino alla preparazione delle valigie, i kg che l’aeroporto concede sono pochissimi se uno deve vivere immerso nella neve per un anno. Perciò dopo lunghe fatiche siamo riusciti a sforare di solo 500g il bagaglio da stiva e circa 1kg per il bagaglio a mano, ma tranquilli, non lo pesano neanche per sbaglio, perciò non è stato un problema tolte le ansie iniziali. Perciò beh, la mattina del 12 agosto ho salutato tutti e sono salito sull’aereo che in 9 lunghe ore, un paio di film, e cibo non troppo ben definito mi ha portato a New York, fortunatamente la compagnia era ottima e le ore sono passate in fretta. I paurosi controlli dell’immigration sono piccole formalità che si passano molto in fretta per chi fosse spaventato. Premetto, New York, gran bel posto da visitare, ma credo che viverci non sia minimamente pensabile, questione di gusti ovviamente. È pazzesco, tutto è più grande e soprattutto più alto. Se devono costruire qualcosa loro provano a impilarla, che sia una chiesa o un ufficio, e difficilmente non ci riescono, perciò il torcicollo è assicurato e sicuramente vi scontrerete contro folle di lavoratori in giacca cravatta e 24 ore molto indaffarati essendo intenti a guardare il cielo, come voi d’altra parte, non capita tutti i giorni di sentirsi minuscoli ma estremamente contenti. Ovviamente la gente si sposta se per caso state per scontrarvi, ma se una si sposta altre 15 compaiono, è pazzesca la quantità di gente che gira per strada facendo qualunque cosa. Sembra davvero di essere immersi in un film.
3 giorni per visitare ny non sono tanti, perciò si corre un po’ ovunque cercando di guardare il più possibile, e devo dire che il tutto era organizzato molto bene. Le pause, il tempo libero e tutto il resto erano pensate alla perfezione ed erano perfette anche per distruggere corpo e mente e permetterci così di collassare la sera sul letto, ma nessun problema, di solito il collasso cominciava all’ora di cena. Senza contare il jet lag che ovviamente si divertiva a farci venire fame e sonno ad orari improponibili per la vita newyorkese, ebbene si, anche in piena notte, soprattutto in piena notte. Parentesi: l’albergo che doveva essere un due stelle molto tristi era invece stupendo, piscina, camere ottime e aria condizionata a palla tutto il giorno (se andate negli Usa una coperta portatevela perché non si regolano, o è spenta o è al massimo con escursioni termiche imprevedibili e spaventosamente eccessive). Il cibo è un punto focale, mangiano sempre, mangiano qualunque cosa e ovunque, per strada tutti hanno del cibo o, se sono molto di fretta, da bere, solitamente tazzoni di caffè orribile a cui farete l’abitudine. Le porzioni sono molto diverse, e dal momento che i pranzi vanno comprati da soli il mio consiglio è moolta attenzione. Mezzo pollo con patate e spinaci non è facile da finire anche se costa 6 dollari, parere mio, e se gli spinaci sono coperti di aglio è più difficile ancora. Fortunatamente i costi non sono altissimi e se si cerca il posto giusto si può mangiare male spendendo poco. Ma il fatto strano, che però spiega diverse cose è che spesso le bibite costano meno dell’acqua, ed è più facile a quel punto ritrovarsi schifezze in mano. Se chiedendo salse nei fast food vi aspettate striminzite porzioni a pagamento state sbagliando, nella borsa vi infileranno una 20 di bustine tossiche di salsa.

Ma è un film, un bellissimo film caotico che non rispecchia l’America ma che va vissuto almeno una volta. Si impara e si capisce, si sorride e si corre tra un grattacielo e l’altro, incuranti di persone che non vi vedranno mai più, inseguendo uno dei panorami più famosi al mondo con un panino in mano e lo sguardo verso il cielo. Incrocerete mille occhi ma neanche uno vi guarderà, parlerete con estranei e vi aiuteranno con piacere a trovare posti che le vostre cartine non prevedono. Questa è New York, l’America dei film, l’America del sogno, l’America dove non vivrei ma che ho amato per qualche giorno. Mi sembrava inutile descrivere palazzi e visite, se ne trovano centinaia su internet. Ho preferito osservare le particolarità e le differenze di cui non si parla, pregi e difetti di una caotica e stupenda città da cartolina ce dall’alto dei suoi palazzi mostra ancora parti di cielo. Spero abbiate apprezzato. Fateci un salto. 

giovedì 9 luglio 2015

Appuntamento Visto

Ciao a tutti e bentornati in freezer. Sono tornato a scrivere e, mancando circa un mese alla partenza, sto concludendo gli ultimi passaggi burocratici. L'ultimo è stato il visto, obbligatorio per poter restare negli Stati Uniti per periodi di tempo prolungati, e un anno a quanto pare è abbastanza prolungato. Perciò, dopo aver compilato la marea di moduli molto divertenti nei quali viene chiesto se sei per caso un terrorista, se traffichi bambini e tante domande simpatiche di questo tipo, viene confermato l'appuntamento in consolato, nel mio caso a Milano verso l'ora di pranzo circa. Ammetto, per evitare tensioni famigliari, di non aver compilato tutti i moduli da solo, grazie padre per l'aiuto.
Quest'anno i documenti per problemi interni sono stati consegnati molto in ritardo rispetto al normale, ma tolti questi problemi e il numero infinito di moduli per il resto è semplicemente una formalità.
Riassumo lo svolgimento del temutissimo colloquio (mi spiace deludervi ma il console neanche lo vedrete nella gran parte dei casi):
Arrivati in consolato con gli altri weppini abbiamo aspettato di essere messi in coda per entrare nella struttura. Attenzione, non portate nulla con voi perché all'interno può entrare il vostro corpo e basta, il cellulare spento al massimo, sempre se, come nel nostro caso, le cassette per lasciarlo non siano finite e si liberino solo dopo averlo lasciato a qualcuno insieme alle borse, ovviamente sotto adeguato pagamento, simpaticoni.
Dopo essere entrati vi troverete davanti una struttura molto simile a quella di un aeroporto, tappeto per il controllo a raggi x con cassettino dove appoggiare i documenti compilati, il passaporto e le foto, nel mio caso anche il portafoglio (attenzione a non mettere le mani in tasca troppo in fretta o verrete ripresi dalla guardia, non scherzo) e metal detector. Passati i controlli di sicurezza, mica roba da tutti, si verrà spediti al settimo piano, dove il temuto colloquio con il console, da tutti immaginato dietro una scrivania, in un ufficio formale molto riservato si trasforma in un appuntamento in posta con tanto di numerini, che, sul tabellone della coda, per divertimento di chi attende non seguirà un ordine preciso, ma salterà numeri avanti e indietro senza una logica precisa che in ogni caso si cercherà inutilmente di trovare.
Il colloquio si dividerà in tre sportelli proprio come in posta:
Sportello 1- Vi sarà chiesto di consegnare passaporto, foto e cartellina che vi sarà distribuita la mattina stessa dagli addetti wep. Poi si dovrà  firmare un modulo dopo il quale sarete liberi di tornare a sedervi.
Sportello 2- Verranno registrate le dieci impronte digitali, non preoccupatevi, il funzionario vi spiegherà come fare, leggete il labiale perchè non si sente nulla nella stanzina.
Sportello 3- Il temutissimo colloquio ridotto a qualche domanda, nel mio caso in italiano anche se credo che a qualcuno siano state fatte in inglese. Tutto molto banale, ad esempio dove andrai? (attenti a non rispondere Stati Uniti che la signorina vi guarderà con disprezzo, mea culpa.) Hai parenti in USA? Ci sei mai stato? Sei in contatto con la famiglia? Da chi è composta? Tutte domande di questo tipo molto generali a cui molto spesso la risposta sarà semplicemente si o no. Vi verrà consegnato quindi il ds 20 19 da portare poi in aeroporto se volete essere ammessi negli Stati Uniti e il passaporto resterà a loro in  attesa di essere compilato e spedito poi in agenzia o a casa.
Potrete quindi, dopo questa emozionante coda in posta, consegnare il badge di visitatore e avviarvi verso casa dopo aver recuperato i vostri oggetti lasciati in mani altrui.
Questo è tutto ciò che serve sapere per poter avere il fantastico visto, che ci metterà circa una settimana prima di essere pronto. Eravate preoccupati? Bene non ce n'è bisogno. Solo, se vi chiedono se siete terroristi rispondete con serietà, il contrario potrebbe essere un problema, prendono tutto molto seriamente.
Spero di essere stato utile, alla prossima.

giovedì 25 giugno 2015

Benvenuti in freezer e varie

Ciao a tutti, benvenuti nel mio blog, io sono Emanuele, ho 17 anni e vivo attualmente a Torino, ancora per poco, sono un futuro exchange student che ad agosto volerà negli Stati Uniti per vivere, e a quanto pare studiare, per un anno in un paese diverso dal proprio. Destinazione Michigan, con precisione East Jordan, su al nord, molto nord, molto freddo, ma non sarà un problema, io e il freddo diventeremo amici, e se non amici almeno conoscenti. Apro un blog per aggiornare chi è in Italia, raccontare un po' la mia futura esperienza che in realtà è in parte cominciata, esattamente da quando ho scoperto di non dover passare un intero anno sotto ad un ponte come avevo ormai programmato e ho invece scoperto, da una chiamata inattesa alla quale neanche ho risposto subito, che qualcuno aveva avuto la malsana idea di ospitarmi per 10 mesi, beati loro, beato me,un posto d'onore nella mia liste dei santi. Da allora sono passati circa tre mesi, sono successe tante cose, tante persone e tante novità che cominciano a dare un'idea di ciò che stai per iniziare e che magari vi racconterò in seguito. Mancano meno di due mesi alla partenza e le cose da fare sono tante, il blog può essere tolto dalla lista, ora posso trasferire tutta la mia esperienza da qualche parte, è un bene, non andrà perso nulla e spero di poter intrattenere voi con prossime avventure. Informazioni sulla famiglia: quello che posso annunciare è che mi piace, chiaramente conosco solo quel poco che mi è stato comunicato e le poche parole scambiate con loro, ma il complesso devo dire è assolutamente positivo. La casa è dispersa in un bosco a quanto sembra, poco distante dal paesino che è East Jordan, hanno diversi animali e questo sarà un lato particolarmente interessante dell'esperienza; vi aspettate cani e gatti? Suvvia, sarebbe scontato, si uniscono alla festa galline, maiali, un toro e diversi cavalli, tutti destinati al grosso freezer invernale, quello ambientale, per carità. La casa è poco distante da un lago, come ogni cosa in Michigan in effetti, la famiglia pratica tantissime attività. Sarò l'unico loro ospite per tutto il periodo, e i figli della coppia che avrà l'onore di accogliermi sono tutti grandi e comunque fuori casa, può essere un bene o un male, lo scopriremo con il tempo.
Questo doveva semplicemente essere un articolo di spiegazione, approfondirò il tutto prossimamente, ma non avessi fatto il primo passo avrei continuato a rimandare, perciò il necessario è stato svelato. Prossimamente approfondirò e aggiungerò punti rispetto alla spiegazione iniziale, ma per sta sera concludo qui.
Alla prossima